Alcuni giocatori dei New York Knicks hanno dichiarato che Taylor Swift non è una vera tifosa, ma poi gli stessi Knicks si sono affrettati a dire l’esatto contrario

Dietro alla secca smentita della franchigia, naturalmente, c'è il pericolo di perdere l'indotto economico garantito dalla pop star più famosa del mondo.
di Redazione Undici 07 Novembre 2026 alle 18:59

C’è l’NBA e poi ci sono i New York Knicks. Il classico detto del basket americano calza proprio bene in questa storia che sa tanto di Grande Mela. Non solo perché i protagonisti sono la pop star più ricca e famosa del pianeta e i campioni NBA in carica, ma perché la vicenda contiene la polemica glamour che ha accompagnato spesso la storia dei Knicks, in molti casi in maniera decisamente eccessiva.

Ma ricostruiamo cosa è successo. La più splendente tra le star che si vedono spesso occupare le prime file del Madison Square Garden, l’arena in cui giocano i Knicks, è Taylor Swift. Il problema, però, è che in tanti si sono chiesti se la cantante sia una vera tifosa oppure frequenti il palazzetto newyorchese solo per farsi vedere. La domanda, decisamente insolita per una delle popstar più famose al mondo, è stata sollevata da due giocatori della franchigia campione NBA in carica, Tyler Kolek e Miles McBride. Le loro dichiarazioni hanno costretto la squadra a intervenire pubblicamente per prendere le difese di Taylor Swift.

Tutto è nato durante una diretta streaming della NBA 2K League, quando ai due cestisti è stato chiesto di indicare la celebrità meno autentica tra quelle viste a bordo campo durante una partita NBA. Kolek non ha avuto particolari esitazioni: «Direi che alle partite dei Knicks è tutto molto costruito, perché alcune persone vogliono soltanto farsi vedere. Non sono necessariamente tifosi. Forse Taylor Swift». McBride si è subito detto d’accordo, mentre il compagno ha provato a ridimensionare la propria uscita, consapevole delle possibili reazioni dei fan della cantante. «Mi prenderò un sacco di critiche dagli Swifties. Immagino abbia molti impegni e non possa venire sempre, ma la sua presenza mi sembra un po’ costruita».

McBride ha invece indicato Ben Stiller e il comico Tracy Morgan come esempi di sostenitori più assidui e autentici della squadra. Le parole dei due giocatori non sono passate inosservate e i Knicks hanno deciso di intervenire per evitare che la polemica coinvolgesse anche la franchigia. «Taylor Swift è una tifosa dei Knicks da molti anni, ha un rapporto storico con il Madison Square Garden e siamo estremamente riconoscenti per il suo sostegno alla squadra», ha dichiarato un portavoce. In effetti, il legame tra la cantante e l’arena newyorkese è di lunga data. Swift ha assistito a diverse partite dei Knicks, compresa gara 4 delle ultime Finals contro i San Antonio Spurs. In quell’occasione era seduta a bordo campo insieme all’attrice Mariska Hargitay e alle musiciste Alana ed Este Haim, indossando una maglietta diventata virale con la scritta «Stevie Knicks». Ha seguito anche gara 3 delle finali della Eastern Conference a Cleveland, insieme al marito Travis Kelce, giocatore dei Kansas City Chiefs e tifoso delle squadre dell’Ohio.

Il Madison Square Garden, inoltre, non è un luogo qualsiasi per Swift: vi si è esibita per la prima volta nel 2003, quando aveva appena 13 anni, e proprio nell’arena ha sposato suo maroto lo scorso luglio. La vicenda presenta anche un retroscena contrattuale: sia Kolek sia McBride sono eleggibili per un’estensione, anche se a ottobre i Knicks avevano escluso l’apertura di trattative con i giocatori. La franchigia dispone inoltre di un’opzione da 2,5 milioni di dollari sul contratto di Kolek per la stagione 2026-27. Un’uscita del genere potrebbe non far bene al loro futuro NBA e alle loro tasche. I Knicks, infatti, non vogliono perdere neanche un briciolo di popolarità mondiale che gli porta Taylor Swift, una vera macchina da business capace di trasformare in oro tutto quello che le sta attorno.

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