Da giocatore NFL a matematico da premio Nobel. John Urschel, ex offensive guard dei Baltimore Ravens, nove anni fa ha lasciato la lega per il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Dove, invece di studiare gli schemi di gioco, si è dedicato alla dimostrazione di una congettura matematica che resisteva da decenni. Il suo lavoro, intitolato “On the Growth Factor of Random Matrices”, è uno dei tanti risultati ottenuti con l’assistenza dell’intelligenza artificiale in una nuova stagione della ricerca, nella quale i matematici possono unire il proprio talento alla potenza di calcolo dei supercomputer. Eppure, in questa comunità di menti brillanti, è difficile trovare qualcuno che abbia una storia simile a quella di Urschel, oggi 35enne. Dopo tre stagioni con i Ravens, il giocatore canadese ha appeso il casco al chiodo nel 2017 per diventare un professionista della matematica. Da allora non si è mai pentito della sua scelta.
«Sento di aver scommesso molto su me stesso», ha raccontato Urschel al Wall Street Journal. «In questo momento sto vivendo la mia vita migliore». Molto prima di diventare professore associato al MIT, dove si occupa di matrici, teoria spettrale dei grafi e altre discipline che ai più sembrano incomprensibili, Urschel era uno studente particolarmente brillante alla Penn State University. Mentre giocava per i Nittany Lions, non si limitava a seguire un impegnativo percorso di studi in matematica, ma aveva anche vinto l’Academic Heisman, un riconoscimento destinato agli studenti-atleti più meritevoli. Quando i Ravens lo hanno scelto al Draft del 2014, aveva già conseguito la laurea magistrale.
Dopo una stagione trascorsa a proteggere il quarterback Joe Flacco, però, Urschel ha cominciato a sentire la mancanza della sua vita tra numeri ed equazioni. Le competenze analitiche gli erano state utili anche sul campo, per esempio nell’apprendimento del playbook, ma il football non riusciva a soddisfare fino in fondo la sua curiosità intellettuale. Ha deciso così di candidarsi per un dottorato al MIT, l’università che aveva sempre sognato di frequentare. Ha cominciato a studiare parallelamente alla carriera sportiva nel 2016 e anche se formalmente era ancora un giocatore dei Ravens, durante la pausa estiva si allenava con gli Engineers del MIT, la squadra dell’università che milita nella Division III del football universitario.
Quando ha iniziato la stagione NFL successiva, Urschel si è reso conto di aver commesso un grave errore. C’era una variabile che non aveva considerato: il tempo. Tra le ore trascorse a contrastare i giocatori avversari e quelle dedicate allo studio degli autovalori, riusciva a malapena a dedicarsi alla famiglia. L’anno successivo ha deciso di non ripetere l’esperimento: portare avanti contemporaneamente la carriera nella NFL e gli studi al MIT si era rivelato troppo impegnativo, mentre continuare a mettere alla prova il proprio fisico sulla offensive line dei Ravens rischiava di compromettere il futuro accademico. Così, invece di presentarsi al training camp nel 2017, è tornato ad essere uno studente a tempo pieno. Quattro anni dopo ha conseguito il dottorato e, due anni più tardi, l’MIT lo ha assunto come professore.
Il football, comunque, non è scomparso del tutto dalla sua vita. Per tre anni, a partire dal 2020, Urschel ha fatto parte del comitato incaricato di selezionare le squadre partecipanti ai College Football Playoff. Ancora oggi cerca di ritagliarsi del tempo il sabato per seguire la sua ex università, la Penn State e Virginia Tech, dove un suo ex compagno di squadra al college ricopre ora il ruolo di offensive coordinator. Ma ormai Urschel è soprattutto un matematico e il suo ultimo lavoro ne è la dimostrazione. La ricerca affronta una congettura formulata negli anni Novanta, alla quale si era interessato per la prima volta quando era ancora uno studente universitario. Il tema è l’eliminazione di Gauss, un metodo molto diffuso per risolvere sistemi di equazioni lineari, che molti ricorderanno dai tempi della scuola superiore. Un procedimento relativamente semplice, utilizzato anche dai programmi informatici in quasi tutti i settori per risolvere sistemi di equazioni molto più grandi e complessi. Il problema è che, almeno in teoria, piccoli errori di arrotondamento possono accumularsi durante i calcoli fino a rendere il risultato inutilizzabile. I matematici sospettavano da tempo che, nei problemi più comuni, questo fenomeno si verificasse molto raramente. Non erano però mai riusciti a dimostrarlo completamente. Fino al lavoro di Urschel.
Nella sua ricerca, il matematico ha ricevuto anche un aiuto esterno. Nei ringraziamenti cita il contributo dei modelli di OpenAI e si dichiara disponibile a rispondere a qualsiasi domanda sul ruolo dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che sta trasformando profondamente il suo campo di studi. La potenza dei supercomputer, tuttavia, non ha intaccato la passione per la matematica dell’ex giocatore NFL. Urschel la paragona al piacere di giocare a scacchi: i computer sono più forti degli esseri umani, eppure questo non gli impedisce di divertirsi nella ricerca della mossa giusta.