Lamine Yamal è già il miglior assistman del mondo

Il fenomeno del Barcellona è già a quota 20 passaggi decisivi in stagione, quasi il doppio dei gol segnati.

Il Metropolitano di Madrid è uno stadio che sembra ispirare Lamine Yamal: qui ha segnato il gol che probabilmente ha tolto le speranze di Liga all’Atletico, nella vittoria per 4-2 del Barcellona lo scorso 16 marzo, per altro interrompendo un digiuno che durava da ottobre. E poi, nel ritorno della semifinale di Copa del Rey, ha mandato in porta Ferrán Torres, per il gol decisivo. Insomma, per i tifosi dell’Atlético Lamine Yamal è diventato un incubo. Anche perché, di fatto, la struttura del Barcellona di Flick si fonda sulla riaggressione e sul lancio in verticale per isolare l’uno contro uno degli esterni. In un contesto del genere, le abilità di Yamal – scatto, tempi di inserimento e imprevedibilità nei duelli individuali – vengono esaltate. Se però a sinistra Raphinha ha un gioco molto più diretto, nel senso che prova a saltare l’avversario per andare rapidamente a calciare in porta, Yamal ha un approccio che si potrebbe definire più scientifico, più analitico. Le statistiche parlerebbero di good to great, cioè di un pensiero calcistico che non si accontenta di una buona conclusione, ma cerca la giocata perfetta. Anche a costo di mettere da parte il proprio ego.

Ecco, questo è l’aspetto che colpisce di più del gioco di Lamine Yamal. Come tutti quelli che sono cresciuti giocando per strada, ha sviluppato un’ottima capacità di evitare i contatti. Il dribbling secco non ha però aumentato la sua arroganza. Non deve per forza essere lui il protagonista, se trova una chance di passaggio che manda il gol in compagno lui la esplora, spesso anche a costo di forzarla. Non è un caso, infatti, che abbia già toccato i 20 assist stagionali, 19 col Barcellona e uno in Nazionale. Quasi il doppio dei suoi gol, 13 in tutte le competizioni. È come se Yamal godesse più a far segnare che a segnare lui. Mettere in ritmo la squadra gli permettere di crescere di intensità nella partita, di divertirsi e di rischiare di più la giocata.

Un teenager così impattante a livello europeo non si vedeva da Messi. Certo, il paragone è pesante ma anche immediato. Per la maglia che indossa, per i movimenti che fa, per le vibes che sprigiona. Una differenza importante però esiste, e sta ancora negli assist. Nei primi anni di carriera, infatti, Messi guardava alla porta molto più di Yamal, anche perché agiva su una porzione di campo più limitata, più avanzata. Il nuovo fenomeno del Barcellona, rispetto alla scorsa stagione, ha quasi raddoppiato quello il dato relativo agli xAssist (da 6.2 a 11.2). E poi ci sono tutti quei palloni che non si trasformano in assist per merito della difesa o a causa delle conclusioni fallite dai compagni. Prendendo in esame le 27 gare di Liga, viene fuori che il valore dei passaggi progressivi (quelli in avanti di almeno dieci metri verso la porta) serviti da Yamal sia praticamente lo stesso rispetto ai 37 match del 2023/24: 332 contro 350.

Un po’ di prove filmate, quindi oggettve

«Lamine mi ha dato una palla solo da spingere dentro» ha commentato Ferran Torres nel post gara. A stupire, poi, è anche la varietà con cui pesca Lewandowski, Ferran, Raphinha e compagnia. Spesso si stacca sui 35 metri per inventare linee che gli altri semplicemente non vedono, oppure cambi di gioco forti e tesi che spalancano la strada per la porta. A volte, poi, infila anche lo smoking, come quando ha servito tre inviti con la trivela, ricordando il padrone di questa giocata, Ricardo Quaresma – passato anche per il Camp Nou. Una scelta che può sembrare un azzardo, ma in realtà risulta funzionale: i difensori avversari magari si aspettano un più classico filtrante mancino tagliando dentro il campo, e invece devono difendere una traiettoria difficilissima. Come gran parte di quelle che inventa, quando deve servire i compagni. E che lo rendono, già ora, l’assistman più imprevedibile – e quindi più forte – del mondo.

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