Probabilmente Unai Emery era certo che Asensio sarebbe stato il giocatore che avrebbe impreziosito il suo Aston Villa. Lo sapeva fin dall’estate del 2023, quando l’attaccante è andato in scadenza di contratto con il Real Madrid: lo ha chiamato spiegandogli il ruolo centrale che avrebbe avuto nel progetto, ma poi è arrivato il PSG. E tra Parigi e Birmingham, chiaramente, la scelta del giocatore spagnolo è venuta abbastanza facile. Eppure Emery non si è dato per vinto. Ha continuato a monitorarlo costantemente, magari sfruttando anche i contatti rimasti col PSG, il suo vecchio club. In disparte, da lontano, conscio che prima o poi l’occasione sarebbe capitata. Anche perché, secondo il manager basco, nessuno ha mai capito la funziona di Asensio bene quanto lui. Ok, opinione un po’ smargiassa ma fondata: Marco Asensio dell’Aston Villa, infatti, è probabilmente il miglior Asensio mai visto.
Asensio è in prestito all’Aston Villa fino a giugno. Si è trasferito a Birmingham perché, di fatto, l’avventura a Parigi è stata un mezzo disastro: una trentina di partite, due infortuni molto fastidiosi (uno al piede e un problema muscolare) che lo hanno fatto stare fuori per un centinaio di giorni in totale. Era partito anche bene, in realtà: fino a settembre 2023, prima di farsi male, aveva giocato tre match da titolare su quattro, con due gol e un assist, contro Lens e Lione. Dopo lo stop, però, non è stato più lo stesso. Nel frattempo il PSG di Luis Enrique aveva trovato altri protagonisti: Barcola è diventato un top player, Dembelé si è ritrovato ad altissimi livelli, è arrivato ed è esploso Désiré Doué. Infine, l’acquisto di Kvaratskhelia ha fatto il resto. Di spazio non ce n’era più. Per tenersi la Nazionale, anche Birmingham e le Midlands si facevano un posto invitante.
Il feeling con Emery è stata la svolta della sua stagione. I due parlano la stessa lingua. Letteralmente, ma soprattutto sul campo. Le due indicazioni che gli ha dato il coach al suo primo allenamento sono state un’investitura di libertà: per me sei un 10 e puoi muoverti come preferisci negli spazi, ma sappi che costruiremo i nostri set offensivi su di te. Un carico e scarico di responsabilità nello stesso tempo. Ma era ciò di cui Asensio aveva bisogno. Non si sentiva autonomo da una decina d’anni, dai tempi dell’Espanyol. Per motivi di concorrenza e circostanza, a Madrid e a Parigi non era stato così. Sia Ancelotti che Luis Enrique, infatti, lo hanno schierato quasi sempre sull’esterno nei tre davanti, a destra o sinistra. Una posizione che gli andava stretta, perché pensava di essere relegato in una porzione limitata di campo.
Il migliore degli inizi possibili
Nel 4-2-3-1 dell’Aston Villa, l’ex PSG è divenuto il centro del gioco d’attacco. Viene a prendere palla tra le linee, controlla il ritmo dell’azione, allarga sugli esterni, dialoga con le mezzali, ma soprattutto trova dei passaggi chiave con cui saltare l’uomo e andare in verticale, la vera ossessione di Emery. Un paio di numeri per inquadrare il contesto. Da gennaio ad oggi, infatti, considerando solo le cinque gare di Premier disputate, i passaggi progressivi (quelli che spostano il pallone di almeno dieci metri verso la porta) sono quasi la metà di quelli effettuati in Ligue 1 l’anno scorso; inoltre i passaggi in area (calcolati negli ultimi 16,5 metri) sono addirittura aumentati. Segno di un prima punta atipica che crea gioco e si diverte a mandare in porta i compagni.
Emery non gli ha mai chiesto le 15 reti stagionali, eppure la sua media va in quella direzione. Sono già otto in sette apparizioni tra Premier, FA Cup e Champions League. Nessuno meglio di lui Oltremanica, nel 2025. Il rendimento in zona gol è una conseguenza degli spazi che apre. Costringendo le difese avversarie a diversificare le marcature, si libera pure lui dalla pressione. Risultato? Sette vittorie di fila. Asensio è un giocatore nuovo, ritrovato, dentro e fuori dal Villa Park. Come riportato da The Athletic, ha preso casa a Birmingham ed Emery gli ha creato intorno un ambiente confortevole che lo fa sentire importante. Gli serviva anche questo: allontanarsi da Parigi, dove aveva vissuto anche un brutto momento personale – il divorzio dalla moglie. Doveva respirare, con gli scarpini e senza. Il centro dell’Inghilterra, con al centro uno spagnolo, era il luogo ideale per farlo.
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