Nemanja Vidic si è schierato a fianco degli studenti serbi che protestano contro il governo conservatore

L'ex difensore del Manchester United ha detto che il suo paese deve cogliere "la storica opportunità" offerta dalle rivolte studentesche contro il governo di Aleksandar Vucic. E non è la prima volta che dice la sua.

L’endorsement arriva direttamente dal grande Manchester United che fu. Dopo le manifestazioni di massa che negli ultimi mesi hanno coinvolto la Serbia, raggiungendo numeri sempre più notevoli, anche Nemanja Vidic ha deciso di dichiarare tutto il suo supporto al movimento contro il governo nazionalista di Aleksandar Vucic. “«er la prima volta ci troviamo in una situazione che evidenzia come le nuove generazioni vogliano vivere in una società migliore, rivendicando un sistema valoriale più forte», le parole dell’ex difensore della Nazionale a N1, il principale canale televisivo indipendente dell’ex Jugoslavia. «A certe istituzioni si chiede la responsabilità politica dello stato attuale. E penso che non possiamo mancare questa opportunità».

Non è la prima volta che Vidic si schiera dalla parte dei suoi concittadini. «Che padre sarei se non sostenessi gli studenti di Belgrado?», incalzava già lo scorso dicembre. Mentre due anni fa aveva ritirato la sua candidatura ai vertici della Federcalcio serba proprio per la concorrenza ostile di Dragan Dzajic, vicecampione d’Europa con la Jugoslavia nel ’68 e oggi vicino al governo di Vucic. «Sfortunatamente», aveva denunciato all’epoca l’ex centrale dei Red Devils, «a ogni passo verso la presidenza della FSS mi è stato fatto capire che non avrei avuto alcuna chance di diventarlo e cambiare il nostro calcio».

Ora però la posta in palio si è decisamente alzata, con il futuro della Serbia in ballo ben oltre lo sport. Il mese scorso, per le strade della capitale, sono scese a manifestare in modo pacifico oltre centomila persone: il filorusso Vucic, al potere da un decennio, accusa «le forze occidentali» di aizzare la folla. «Gli studenti», ribatte Vidic, «hanno dimostrato di non usare la forza, pulendo le piazze dopo il loro passaggio, lasciando ordine in luogo del disordine. Nessun atto di vandalismo, nessun problema per gli addetti alla sicurezza: è così che si deve sviluppare questo paese. Non sono un anarchico, dobbiamo trasformare questa instabilità in energia positiva per le nuove generazioni. E riconoscere l’importanza di questo momento, anche a livello istituzionale, lottando per una società migliore».

Proprio in queste ore il presidente Vucic, mosso dalle circostanze, ha avviato le consultazioni con i partiti per la formazione di un governo (il primo ministro Vucevic si era già dimesso il 28 gennaio scorso). Sarebbe più un rimpasto, che un cambiamento vero e proprio. E il paese infatti chiede a gran voce le elezioni anticipate: la strada verso una nuova Serbia passa anche per il megafono delle celebrità come Vidic.

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