Dobbiamo davvero pensare a un Bayern senza Thomas Müller?

Dopo una vita coi bavaresi, pare che il suo contratto non verrà rinnovato. Con lui se ne andrà anche un simbolo di indecifrabile talento ed eccentricità calcistica.

Fumata nera all’Allianz Arena. È di queste ore la notizia che il tempo di Thomas Müller al Bayern Monaco scadrà il 30 giugno 2025. Secondo quanto riportato da diversi giornali tedeschi, tra cui l’autorevole Spiegel, non si sarebbe trovato l’accordo per il rinnovo del suo epocale contratto: dopo quasi 800 presenze e (per ora) 263 reti, negli ultimi 17 anni. Ma se si considerano anche quelli delle giovanili, si arriva fino a inizio millennio. Simbiosi biancorossa. Il jolly d’attacco classe ’89 non ha mai vissuto altro calcio al di fuori del Bayern, e il Bayern ha conosciuto pochissimi altri talenti – balistici ed eccentrici – come quello di Müller.

È sempre stato indecifrabile, Thomas. A partire dalla sua posizione in campo, un rebus per gli avversari su tutto il fronte offensivo. È difficile dire in cosa eccelle e impossibile dire in cosa pecchi: vede la porta, smista assist, ha grande tenuta fisica, intelligenza tattica, sa leggere i momenti della partita e colpire quando fa più male. Presi singolarmente, vengono in mente fior di attaccanti migliori di Müller per ciascuno di questi fondamentali. Messi insieme però, ne risulta un ibrido di affidabilità assoluta: il minimo comun denominatore da centrocampo in su ha il numero 25 e la maglia del Bayern.

L’inedita definizione se l’è data lui stesso, anni fa: Raumdeuter. Interprete degli spazi. Un valore aggiunto portentoso per il calcio degli ultimi due decenni. Risultati alla mano, Müller ha vinto tutto. Da assoluto protagonista: 26 titoli nazionali tra campionato e coppe (record), due Champions League. Em naturalmente, il Mondiale 2014 con la Germania. Lui e Manuel Neuer – che però aveva iniziato la carriera allo Schalke – sono il simbolo di questa storia di multidimensionale successo sportivo. Capitano e vice, eppure agli antitesi per ciò che rappresentano: Neuer il tipo – fuoriclasse canonico e ruolo fisso per antonomasia, nonostante la sua rivoluzionaria abilità palla al piede – e Müller l’individuo. Che cambia nel corso della trama, del match e del torneo. Di necessità virtù.

Non è Raumdeuter soltanto quando gioca, Thomas. È un rebus anche oltre il novantesimo: mediaticamente strano, talvolta impacciato, inopportuno – ma con una vena d’ingenuità che fa da contraltare all’inevitabile antipatia del tedesco implacabile che alla fine vince sempre, per dirla alla Gary Lineker. E senza attirare su di sé particolari ondate di riflettori – era pur sempre l’era di Messi e Ronaldo, il suo prime –, lui c’è sempre stato. Fosse una partita di Bundes o una semifinale di Coppa del Mondo in casa del Brasile (già, dicevamo del teorema di Lineker). E con lui il Bayern. Davvero potrà essere la stessa cosa, togliendo il 25 dal mazzo?

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