Il Betis è la miglior squadra al mondo quando si tratta di rivitalizzare i giocatori di talento

Antony, Isco, Lo Celso e tanti altri: la rosa di Pellegrino è piena di calciatori di culto che sembravano essersi perduti. E che invece stanno risorgendo a nuova vita.

A nove giornate dalla fine, il Betis Siviglia di Manuel Pellegrini è sesto in classifica, quindi in piena lotta per entrare in Champions League, ed è qualificato ai quarti di finale di Conference League. Se guardiamo ultime dieci partite di tutte le competizioni, tanto per gradire, gli andalusi hanno perso solo quella giocata in casa contro il Gent – e che per altro si è rivelata ininfluente, visto che alla fine i belgi sono stati eliminati. Un grande boost all’entusiasmo dei biancoverdi è arrivato dal mercato di gennaio, grazie a Antony: il controverso fantasista brasiliano di proprietà del Manchester United ha cambiato volto alla sua nuova squadra e forse anche alla sua carriera, a dirlo sono i dati del suo rendimento – quattro gol e quattro assist decisivi in 12 partite – ma anche il suo mood, il suo sorriso, le sue continue dichiarazioni su quanto si stia trovando bene a Siviglia dopo gli anni difficili in Inghilterra.

Ecco, questo è un punto importante: il Betis sembra un vero e proprio centro specializzato nel recupero di giocatori che sembravano perduti. Il caso di Antony, infatti, si affianca a quello di Isco, capitano e uomo-simbolo della squadra di Pellegrini: dopo lo svincolo dal Real Madrid e la pessima esperienza al Siviglia, nell’altra metà del capoluogo andaluso è come se si fosse rigenerato, di fatto è tornato a essere il giocatore raffinato e decisivo che abbiamo visto per anni con la maglia del Real e della Nazionale spagnola. Al momento siamo a nove gol e sei assist in 20 gare stagionali, ma anche in questo caso sarebbe sbagliato ridurre il tutto a una questione puramente statistica, di rendimento: al Betis, infatti, Isco è tornato a essere un calciatore sereno, forse anche appagato. Ha ricominciato a sentirsi amato. Ed è questo, probabilmente, il segreto della squadra di Pellegrini: genera molte meno pressioni rispetto a un grande club, ma ha un pubblico e un ambiente – inteso come clima, come cultura – di grande qualità. Che garantiscono grande supporto emotivo, che mettono a proprio agio i calciatori.

È anche una questione di modello, nel senso che il Betis lavora proprio in questo modo: intervistato da Radio Marca, il direttore sportivo del club andaluso – Manuel Fajardo – ha detto che «noi qui ci concentriamo su quelli che definiamo giocatori svalutati, cioè analizziamo i dati di calciatori che hanno raggiunto momenti e picchi molto alti, ma che per vari motivi hanno ridotto significativamente le loro prestazioni. Il caso di Antony è esplicativo: si è integrato rapidamente nel nostro progetto, anche perché l’abbiamo messo dentro fin dall’inizio, e così ha recuperato quelli che erano i suoi standard di un tempo». È inevitabile, si torna sempre a Isco e/o a al caso dell’esterno brasiliano ex Ajax e Man United. Ma ci sono altri esempi: nella sua rosa, Pellegini sta tirando fuori il meglio anche da Diego Llorente (ex Roma), Natan (ex Napoli), Marc Bartra (ex Barcellona e Borussia Dortmund), Pablo Fornals (ex West Ham), Giovanni Lo Celso (ex PSG e Tottenham), tutti atleti che sembravano destinati a rimanere fuori dal calcio ad altissimo livello. E che invece stanno risorgendo a nuova vita, trasformando a loro volta il Betis in una squadra di culto.

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