Il mondo del tennis è scosso: dopo aver perso Sinner, seppur temporaneamente, adesso ha perso anche Carlos Alcaraz. E anche qui, sempre per il bene di questo sport, si spera che lo scarso momento di forma del campione spagnolo duri poco. La sconfitta al primo match di Miami contro David Goffin autorizza ad usare la parola crisi per descrivere il 2025 di Carlos Alcaraz, che era piombato nell’ATP Tour per dominarlo – almeno così si credeva, viste le sue immense qualità – ma che poi si è trasformato. Prima nel campione che ogni tanto lasciava vincere gli altri, quindi non proprio un dominatore, per poi diventare il campione che non vince più. Che cosa gli sta succedendo?
Il primo momento buio
Se dobbiamo individuare un momento nel quale è iniziato tutto, scegliamo la sconfitta degli US Open dello scorso anno contro Botic van de Zandschulp, uno che pure stava pensando al ritiro. Vero che Alcaraz veniva dalla doppietta Slam tra Parigi-Londra, però è vero anche che lo spagnolo non era riuscito ad arrivare in semifinale in nessuno dei Masters 1000 disputati dopo Indian Wells 2024.
Nel 2024 Sinner e Alcaraz si sono divisi gli Slam, solo che l’italiano è diventato il numero uno del mondo e ha vinto anche le ATP Finals, torneo nel quale Alcaraz non è riuscito a superare il girone e al quale era arrivato con altre due sconfitte allarmanti contro Machach e Humbert tra Shanghai e Parigi. Il fine anno dello spagnolo è stato quindi mediocre, e l’off-season di dicembre si preannunciava come un cantiere dal quale Alcaraz doveva uscire più forte.
La rivalità tra Alcaraz e Sinner
I destini di Alcaraz e Sinner sono infatti incrociati, esattamente come quelli di Federer, Nadal e Djokovic, che dalle loro rivalità traevano motivazione a migliorarsi, a spingere sempre più in là i limiti tecnici e fisici del proprio tennis. Quando Sinner ha capito che doveva cambiare qualcosa, era perché si era accorto di essere indietro rispetto ad Alcaraz. E proprio il 2024 ha sancito che Sinner è effettivamente progredito dopo le scelte drastiche degli anni precedenti: la separazione con Piatti e il cambio coach, la scelta di saltare Olimpiadi e Coppa Davis per lavorare sul suo gioco, altri avvicendamenti nel suo staff dopo il caso-Clostebol. Ogni volta, Sinner è uscito sempre più forte da queste situazioni, ha fatto tutte mosse azzeccate, quasi come a voler confermare una consapevolezza del suo status clamorosa per la sua età.
Alcaraz è evidentemente rimasto indietro. A dicembre 2024 ha individuato quindi nel servizio, nella risposta al servizio e anche nel movimento di rovescio le cose su cui lavorare. In più, per tirare ancora più forte, ha aggiunto qualche grammo di peso sulla racchetta, che i tennisti vanno a “toccare” solamente quando qualcosa non va veramente. Ma in questo primo scorcio di stagione niente sembra essere migliorato: il servizio è praticamente identico a quello degli anni scorsi, e solo contro Goffin si sono contati 43 errori non forzati, tra dritti, rovesci e risposte al servizio. Oltretutto, queste sconfitte producono l’effetto di dare ancora più convinzione ai suoi avversari, che ora lo affrontano senza sentirsi battuti in partenza. Perché se Alcaraz è in giornata, apriti cielo; ma se non lo è, allora ci sono chance.
Vincere giocando male
Uno degli appunti che da tempo si muove a Carlitos è quello di non saper vincere le partite giocando male, un assunto che fatica a conciliarsi con il tennis spumeggiante dello spagnolo. Quando infatti Alcaraz non è in giornata o va in crisi, spesso gioca in maniera superba, cerca soluzioni ancora più rischiose invece di giocare “in sicurezza”, come si dice in gergo, cioè abbassare al minimo il livello di rischio dei colpi. Accettando infatti che si sta vivendo una di quelle giornate con poca ispirazione, i match si possono vincere anche riuscendo a rimanere solidi e continui da fondo campo. Alcuni giocatori vincono solo in questo modo, giocando di consistenza, spesso perché non sanno fare altro. Alcaraz, che invece sa fare qualsiasi cosa. non riesce a vincere limitandosi solamente a non sbagliare.
Il suo problema oggi è quello di trovare una quadratura al suo gioco, ricco di varietà e quindi molto più soggetto a insicurezze. Perché nel tennis, paradossalmente, è psicologicamente più facile giocare facendo affidamento su poche soluzioni. Alcaraz di soluzioni ne ha invece in abbondanza, perché il suo è un tennis creativo, che ama la verticalità, capace di alternare serve e volley a smorzate imprevedibili, volée da trequarti campo, passanti clamorosi. In una partita nella quale gioca lo spagnolo, è garantito che il colpo del match porterà la sua firma. E spesso lui ama crogiolarsi in tutto questo e nel rapporto che ha con il pubblico proprio grazie alla bellezza del suo tennis. Il problema è che spesso alcuni di questi colpi sembrano fatti proprio per divertire gli spettatori quando invece dovrebbero essere sempre funzionali al raggiungimento della vittoria, che è sempre l’obiettivo finale di ogni cosa che si fa in qualsiasi momento durante la partita.
Jannik Sinner, per esempio, ha deciso di lavorare per migliorare i sui suoi punti di forza. L’azzurro aveva dei fondamentali eccezionali, ha lavorato sulla loro consistenza migliorando l’aspetto fisico e poi aumentando la resa del servizio. Il suo gioco rappresenta lo stato dell’arte del tennis orizzontale, quello che si gioca dalla linea di fondo campo e che lo ha portato a diventare numero uno al mondo, oltre a vincere tre Slam. Non servivano quindi le famigerate “variazioni” che dovevano essere inserite per forza nel suo gioco troppo avido di soluzioni, un refrain ripetuto ad oltranza quando Jannik non vinceva.
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Che cosa può fare ora Alcaraz? Anzitutto deve indovinare qualche scelta, visto che molte delle sue decisioni lasciano quantomeno interdetti. A dicembre, invece di lavorare alacremente per migliorare il suo tennis, ha preferito perdere giorni di allenamento giocando la lucrosa esibizione Six Kings Slam. Vero che anche Sinner ha accettato di giocare in Arabia Saudita, ma l’azzurro aveva già sistemato tutto e non perdeva una partita da ottobre, 2024, ovvero dalla finale di Pechino persa proprio contro Alcaraz. Sempre a dicembre, lo spagnolo ha aggiunto Samuel López nel suo angolo per alleggerire la programmazione delle trasferte di Juan Carlos Ferrero, che lo allena da quando aveva quindici anni. Un passo indietro di Ferrero? Chissà.
Quando Jannik Sinner ha deciso di separarsi da Riccardo Piatti era perché aveva realizzato che non stava più progredendo. Ha quindi cambiato per intero il suo staff, si è fidato di un coach che non aveva un gran pedigree, poi ha aggiunto anche un supercoach: non ha avuto quindi paura di prendere una strada tutta nuova. Forse a Carlos Alcaraz non rimane altro che seguire proprio le orme del rivale Sinner, e cioè il parricidio tennistico: separarsi da Juan Carlos Ferrero. Una decisione che sarebbe estrema, ma che potrebbe essere l’unica possibile per uscire dal pantano in cui sembra essersi invischiato. Alcaraz, però, ha la stessa maturità e lo stesso coraggio che ha dimostrato Jannik Sinner? Dopo la sconfitta con Goffin, ha detto: «Non so se nei prossimi giorni analizzerò ciò che è successo o se proverò a dimenticarlo». Anche questa indecisione dice tanto, sul presente e sul futuro di Alcaraz.