Dapprima un pallone al bacio dei suoi, dall’out di sinistra per l’incornata dell’attaccante a centro area. Poi una rasoiata al volo, imparabile per Maignan: ancora una volta, la Croazia è ai piedi di Ivan Perisic. Una notte da incorniciare, contro l’avversario di sempre – quella Francia a cui aveva segnato, inutilmente, anche nella finale dei Mondiali 2018 – e in uno stadio controverso per il suo passato recente. È successo tutto in poco tempo: due anni fa l’ex nerazzurro era finito a giocare nell’Hajduk Spalato, il club dove era cresciuto ai tempi delle giovanili, senza tuttavia lasciare il segno. In estate, però, l’ex esterno dell’Inter aveva deciso di accettare l’offerta del PSV e quindi di salutare l’Hajduk senza troppi complimenti, anche a causa di una rottura apparentemente insanabile con il nuovo allenatore, Gennaro Gattuso. Ecco perché giovedì sera, in occasione di Croazia-Francia, il pubblico di Spalato aveva cominciato a fischiarlo. Salvo poi ricredersi in fretta dopo l’assist e il gol: certe giocate vanno applaudite e basta.
Era dal Mondiale 2022 – ottavi di finale contro il Giappone – che Perisic non trovava la via del gol per la Croazia, dove è al secondo posto assoluto sia per numero di presenze che di reti (141 e 34, rispettivamente). Qualcuno lo dava, anche comprensibilmente, al canto del cigno: passati i 35, per un esterno d’attacco tutto strappi e dinamismo si fa difficile. E anche per per lui sembrava dovesse andare così. Eppure in Olanda ha trovato nuova linfa inaspettata. E si sta rendendo protagonista di una stagione grandiosa, già condita da dieci gol e undici assist tra club e Nazionale – tre più due nelle ultime tre gare assolute – compresi quelli, pesantissimi, che hanno eliminato la Juventus dalla Champions League. Una seconda giovinezza, sempreverde insieme a Modric e agli ordini di Zlatko Dalic.
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«Non ho mai dubitato di lui», ha detto il commissario tecnico croato, che non ha mai smesso di convocarlo anche quando il rendimento di Ivan con le maglie dei club era entrato in parabola discendente. «Mi sono preso la responsabilità di chiamarlo sempre e lui ha dimostrato sul campo di ccontinuare a meritarselo: la Nazionale gli dà forza, Ivan merita tutto il nostro sostegno e le nostre congratulazioni. Solo professionisti come lui possono giocare così a 36 anni. Uno dei ragazzi più importanti durante il mio mandato».
La Croazia fa insomma fatica ad ammainare le sue bandiere, e stupirebbe il contrario: nell’era di Dalic e Perisic la Nazionale a scacchi ha centrato un secondo e un terzo posto ai Mondiali, oltre a una finale di Nations League – in attesa dell’edizione in corso: via agli scongiuri. Più di quanto abbia mai raggiunto nel resto della sua giovane storia, al netto del bronzo a Francia 98. E se Perisic e veterani continuano a trainare la squadra, c’è poco altro da aggiungere: bisogna soltanto alzarsi in piedi per la standing ovation, la stessa che lo stadio della “sua” Spalato gli ha riservato dopo l’assolo sui francesi. Al punto da da far dimenticare tutto il resto, persino le ultime incomprensioni.