Un missile rasoterra a tempo scaduto, poi via di corsa. Direzione leggenda: l’eroe del giorno si leva la maglia, scavalca i cartelloni pubblicitari e corre ad abbracciare Thierry Henry. Come se fosse un compagno infortunato, o un pilastro della Nazionale panamense. Risposta sbagliata: «Sei sempre stato il mio idolo!», spiega Cecilio Waterman davanti alle telecamere, urlando in faccia a un incredulo Titi. Waterman, attaccante classe 1991, ha vissuto una serata che non dimenticherà mai: il suo gol ha permesso alla Nazionale di Panama di qualificarsi alla sua prima finale di CONCACAF Nations League, con tanto di beffa agli Stati Uniti.
Nemmeno Henry potrà mai dimenticare quello che gli è successo: «È stato incredibile», ha confessato Titì, che si trovava a bordocampo per il commento tecnico della partita per conto dell’emittente americana CBS. «In tutta onestà sono rimasto scioccato: non avrei mai creduto di far parte di una celebrazione del genere, senza segnare un gol o non essere nemmeno in campo». Per un attimo aveva pure pensato al peggio. «Ho guardato Waterman negli occhi, mentre mi correva incontro: era come in trance. Per fortuna conosco lo spagnolo: quando mi ha detto ‘eres mi idolo’, ho tirato un sospiro di sollievo. Non c’ho capito nulla, ma è stato speciale davvero». Anche per un fenomeno come Henry, che un po’ di cose nel calcio le ha pur viste. «Ho segnato tanto, vinto e perso trofei. Ma questo è un highlight che si aggiunge agli altri. Qualcosa che farò vedere ai miei figli».
🚨🌎 Panama players rush to celebrate with Thierry Henry after scoring the 95th-minute winner against the USA. 😅pic.twitter.com/KTYzhCn3i4
— Tekkers Foot (@tekkersfoot) March 21, 2025
Figurarsi cosa ne pensa Waterman, che in tutta la carriera non è mai uscito dal continente latinoamericano. Ha giocato in Uruguay, Messico, Paraguay. Oggi, a quasi 34 anni, milita nel Coquimbo Unido, club della Liga Primera cilena: di colpo, la sua vita calcistica è finita sotto i riflettori. «Ho vissuto tante bellissime esperienze, ma questa è e resterà sempre diversa», sorride l’attaccante, che in patria è tutt’altro che uno sconosciuto. Fa parte del giro della Nazionale dal 2010, con 42 presenze all’attivo.
Quello che, nella notte tra giovedì e venerdì ha eliminato gli Stati Uniti, è il suo gol numero 12. Di gran lunga il più prezioso, ben oltre il siparietto con Henry.«Questa è la terza volta che ci troviamo in questa posizione», ha spiegato lui, con Panama a giocarsi di nuovo un trofeo in gara secca (per ora tre sconfitte in Gold Cup, con Waterman testimone delle due più recenti). «E questa volta vogliamo fare un regalo alla nostra gente. Vogliamo riuscirci per loro, per tutta l’America centrale».
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Sono parole che vanno anche oltre il calcio, con il forte sentimento anti-statunitense che si sta alimentando nel subcontinente dall’inizio della seconda amministrazione Trump. A partire da Panama, finito a più riprese nelle mire geopolitiche del presidente americano: soltanto la settimana scorsa aveva annunciato la necessità di «aumentare la presenza militare di Washington sul Canale. Finché sarò presidente continueremo a reclamarlo». Una situazione talmente delicata che Mauricio Pochettino, attuale ct degli Stati Uniti, nella conferenza alla vigilia aveva dovuto distinguere il lessico sportivo da quello politico: subito dopo aver detto «distruggeremo Panama», si è reso conto della scivolosa ambiguità di certe dichiarazioni, che in ogni caso non hanno portato bene a Team Usa.
Per Panama il riscatto è arrivato sul campo, dopo una partita di sofferenza ma ordinata fino allo 0-1 in pieno recupero. E i Canaleros si stanno rivelando l’insospettabile bestia nera di Pulisic e compagni, visto che si tratta del terzo successo consecutivo in gare ufficiali contro gli Stati Uniti negli ultimi due anni. È avvisato il Messico, l’avversario che nella finale di domenica partirà con tutti i favori del pronostico. Due anni fa, in Gold Cup, la risolse Santi Jiménez a ridosso del 90esimo. Waterman ha preso appunti: non avrà l’appeal dell’attaccante rossonero, ma da oggi ha la benedizione di Henry. Non è poco.