La corona di Spagna si perpetua nel calcio: per dirla come Carlo V, sul Real Madrid non tramonta mai il sole. Né tantomeno le stelle che compongono lo squadrone di Ancelotti. Si prenda l’attuale finestra Nazionali: mentre la Croazia di Modric batteva la Francia di Mbappé, dall’altra parte del mondo il Brasile di Rodrygo Goes si preparava a scendere in campo contro la Colombia. Stasera tocca all’Inghilterra di Bellingham e al Marocco di Brahim Díaz. Ecco, tutti questi suddetti fuoriclasse indossano l’iconica maglia numero 10 quando giocano con la Nazionale loro paese. Tutti loro, allo stesso tempo, giocano nel Real Madrid (dove anche per questioni di anzianità, il dieci fra i dieci non può che essere Modric). Una calamita di talento e prestigio.
Che i Galácticos, nell’era Florentino Pérez, abbiano sempre attratto con immancabile puntualità i campioni migliori del momento non è una novità. Ma anche all’interno di un’eccellenza calcistica come il club campione d’Europa, raramente era successo di poter sfoggiare una formazione con così tanti campioni all’opera. E con così tante sfumature di dieci: la regia di Modric, gli inserimenti di Jude, le sgroppate imprendibili di Kylian e Rodrygo fino all’impatto dalla panchina di Brahim.
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Difficilmente Ancelotti li schiera tutti nello stesso momento: alcuni sono sostituti naturali di altri, senza contare che nel parco attaccanti c’è anche Vinícius Júnior , mentre per venerandi limiti d’età capitan Modric non può più giocare ogni volta per 90 minuti. Così il talento del collettivo diventa perfino un lusso – mai un eccesso – che l’allenatore sceglie bene come gestire a seconda della situazione. Ma quando succede, la congiunzione astrale ha le dimensioni di un monopolio del gioco: se guardiamo alle cinque delle migliori otto Nazionali all’ultimo Mondiale, gli attuali numeri 10 sono del Real Madrid.
A proposito di Mondiali. Una simile inflazione di dieci non si vedeva dai tempi lontani di Messico ’70. Quelli del mitologico Brasile dell’en plein, sei vittorie su sei con 19 gol all’attivo: un trionfo di fantasia sulle note di Gérson, Rivelino, Tostão, Jairzinho. E naturalmente Pelé, l’unico dieci effettivo sul tabellino. O Rei sarebbe stato perfetto per il Real, per quel che il Real ha sempre rappresentato: numerosi furono infatti i tentativi di Santiago Bernabéu per portarlo a Madrid, a partire da un’amichevole contro il Santos (5-3 per i Blancos, nonostante un gol di Pelé) datata 1959. Nessuno però riuscì a convincere il campione, felice in Brasile durante tutto il suo prime time. Al presidente di ieri rimase soltanto la chimera: quel Real aveva Gento, Di Stéfano, Kopa e Puskás. Gli mancava la quinta stella. Più di cinquant’anni dopo, Florentino Pérez è riuscito nell’impresa.