In Georgia, gli ex calciatori sono diventati degli strumenti politici

Kaladze è il sindaco di Tbilisi, Kavelashvili è il presidente del Paese. E rappresentano tutti Georgian Dream, partito filorusso e anti-europeista.

Poco meno di due anni fa, in un marzo di proteste di piazza molto simile a quello che stiamo vivendo adesso, mi trovavo a Tbilisi per raccogliere materiale per il libro a cui stavo lavorando, un libro su Khvicha Kvaratshelia e la Georgia. In un pomeriggio assolato, mentre passeggiavo per le strade della Old Town, l’antico centro storico di quella che sui libri antichi era conosciuta con i toponimi di Tifils o Tibilisi, ero in compagnia del diplomatico in pensione Georges. Camminando a passo sostenuto in direzione della bizzarra torre dell’orologio del teatro delle marionette di Rezo Gabriadze, mi fermai un attimo: la mia attenzione fu catturata da una gigantografia, alta come un piano di un palazzo, raffigurante un distinto uomo politico in giacca e cravatta, una figura a me decisamente nota. «Lo conosci?» mi chiese Georges, accorgendosi che mi ero fermato. «Certo, in Italia è famosissimo», gli dissi. Il mio compagno si meravigliò del fatto che sapessi chi fosse quell’uomo così importante per la capitale e per l’intera Georgia, così mi sentii in dovere di aggiungere un dettaglio: «Ha giocato nel Milan e ha vinto la Champions League». «Non sono un grande appassionato», rispose Georges, «ma non sapevo che il sindaco di Tbilisi avesse giocato a calcio».L’uomo ritratto sulla gigantografia, tra l’azzurro e il giallo del simbolo del partito di governo Georgian Dream, Sogno Georgiano, era Kakha Kaladze, per nove anni difensore del Milan che con i colori rossoneri ha conquistato un mare di trofei, in Italia e in Europa, diventando il calciatore georgiano più vincente della storia, un vero e proprio simbolo per il calcio del suo Paese.

Davit (detto Dato) Turashvili è uno dei più grandi scrittori georgiani, e autore, tra gli altri, del bestseller Flight from the USSR (tradotto in Italia con il titolo Volare via dall’URSS), diventato un vero e proprio manifesto generazionale per tutti quei ragazzi che, negli anni Ottanta, sognavano la fuga dalla tirannide sovietica per volare verso l’Occidente. Turashvili, intervistato da Undici, racconta che «Kaladze è stato un giocatore molto popolare, avendo vinto due volte la Champions League con il Milan. Ma per i georgiani conta di più quello che un calciatore ha fatto per il calcio georgiano. In questo senso, Kaladze è un giocatore legato a un ricordo sfortunato: è stato protagonista di uno degli episodi più tragici nella storia della nostra Nazionale, quando segnò due autogol nella stessa partita contro l’Italia, a Tbilisi. Ovviamente fu un caso, ma nessuno lo ha mai dimenticato». Basti pensare che, da quel giorno, in Georgia esiste un detto popolare, molto utilizzato per consolare chi viene colpito da qualche particolare sfortuna: «Ricordati di quando Kaladze ha segnato due autogol in undici minuti».

Durante il mio viaggio ho avuto modo di incontrare il sindaco di Tbilisi, nella maestosa e luminosa sala conferenze del moderno palazzo di 21 piani che ospita tutti gli uffici dell’amministrazione pubblica della capitale georgiana, al numero 7 di Zhiuli Shartava Street: venti minuti era il tempo che mi aveva concesso, secondo la sua segretaria. Rimanemmo a parlare di calcio e Kvara per più di quaranta. Fu molto più di una concessione da parte di quello che, di fatto, è il secondo uomo politico più potente della Georgia, visto che governa direttamente un terzo degli abitanti della repubblica caucasica, soprattutto alla luce del fatto che, nel corso degli anni, come evidenziato dall’episodio della gigantografia, ha cercato di emanciparsi dalla sua immagine di ex calciatore.

«La strategia di Georgian Dream è molto semplice», racconta Turashvili, grande appassionato di calcio che ha anche curato la traduzione in georgiano dell’autobiografia di Maradona. «Cercano il sostegno di ex calciatori o, in generale, di ex atleti, perché né scrittori né altre figure di spicco della società georgiana vogliono essere associati a un partito come il loro. Inoltre, persone senza fama né popolarità non potrebbero aiutarli né durante le elezioni né dopo. All’inizio, nel 2012, Georgian Dream era una coalizione che includeva politici e membri rispettati della società georgiana, ma col tempo le voci più indipendenti e critiche sono diventate per loro dei “nemici”. Oggi, il governo ha bisogno solo di persone che non mettano in discussione nulla. Per questo non mi piace ciò che stanno facendo con gli ex calciatori e con altri sportivi: li usano come strumenti per i loro scopi politici, trattandoli come semplici esecutori. Ed è profondamente irrispettoso nei loro confronti».

Turashvili usa il plurale, infatti Kaladze non è l’unico ex calciatore a occupare un importante posto di potere nella politica georgiana. Al centro delle proteste popolari degli ultimi 90 giorni, sula Piazza della Libertà di Tbilisi come in tutta la Georgia, c’è la contestata elezione a Presidente della Repubblica di Mikheil Kavelashvili, che molti appassionati ricorderanno per il suo trascorso da meteora nel Manchester City, ai tempi in cui i  Citizens non erano ancora una delle squadre più ricche del mondo, piuttosto andavano e venivano tra Premier League e Championship.«Ricordo bene un suo gol contro il Manchester United», racconta Turashvili. «Kavelashvili non ha avuto una carriera internazionale paragonabile a quella di Kaladze, eppure è diventato una figura chiave della politica georgiana. Come è arrivato a ricoprire un ruolo così importante? Non è diventato presidente attraverso vere elezioni democratiche, e non perché fosse una scelta del popolo georgiano. È stato messo lì da Bidzina Ivanishvili: Ivanishvili è il vero governante della Georgia e sa bene che Kavelashvili non avrà mai un’opinione diversa dalla sua. Su nessuna questione, ora o in futuro». 

Quando parliamo di Kaladze, Kavelashvili, Ivanishvili e, più in generale, di Georgian Dream, per chi non lo sapesse o non l’avesse capito, parliamo sempre di un partito decisamente filorusso e filo-Putin, in una nazione il cui territorio è già occupato per il 20% dai carri armati dell’esercito russo, a seguito dell’invasione di Ossezia del Sud e Abkhazia dell’agosto 2008. Con quel conflitto, durato cinque giorni, Putin ha capito che l’Europa e la NATO fanno fatica a organizzare una vera e propria reazione: e così, nel giro di pochi anni, è toccato a Crimea, Donbass e Ucraina. 

Toni Esposito ha giocato con Kavelashvili al Grasshoppers alla fine degli anni Novanta e lo ricorda così: «Era un giocatore molto tecnico, a tratti funambolico in campo. Una persona squisita. All’inizio, quando arrivò al Grasshoppers, ebbe qualche difficoltà ad ambientarsi, ma poi si inserì benissimo grazie alla sua semplicità e alla sua simpatia. Si sforzò anche di imparare la lingua, cosa che non tutti fanno. Ho un ottimo ricordo di lui, sia come calciatore che come compagno di squadra, ma soprattutto come uomo. Non mi ha sorpreso che abbia intrapreso la carriera politica e gli auguro ogni bene». Dario Rota, invece, giocò con lui sempre in Svizzera, però nel Losanna: «Che dire di Kavelashvili? Un personaggio. Mai avrei pensato che potesse arrivare a una carica così importante. Non perché gli mancassero le doti o le capacità, ma perché aveva un carattere molto tranquillo, non andava mai fuori dalle righe. In questo senso, mi ha sorpreso in maniera positiva e sono contento per lui. A livello calcistico era un giocatore di grande tecnica. Anche da avversari, quando ero al Lugano e lui a Zurigo, ci siamo affrontati molte volte. Mille battaglie in campo, ma sempre con lo stesso stile: molto tecnico, molto pacato. Anche fuori dal campo era davvero una persona perbene».

Nel 2015, prima di lanciarsi in politica, Kavelashvili aveva provato a concorrere alle elezioni per la presidenza della Federcalcio georgiana, ma venne escluso perché gli mancava un titolo d’istruzione superiore. A dicembre 2024, con i soli volti del partito filorusso di governo Georgian Dream e senza un reale avversario, è stato eletto a capo della Georgia. I ragazzi che da tre mesi protestano a Tbilisi contro la sua elezione, non riconosciuta dall’Unione Europea, e invocano a gran voce il ritorno al potere della presidente Salome Zourabichvili, apertamente filo-europeista, mostrano in piazza i loro diplomi e le loro lauree. I loro volti guardano chiaramente verso il nostro continente. «Qualsiasi decisione presa dal governo georgiano dipende da un solo uomo, che stabilisce cosa fare e come farlo», spiega Turashvili. «Gli altri sono solo esecutori delle volontà di Bidzina Ivanishvili. Mi auguro che il prossimo governo della Georgia sarà formato da professionisti. I calciatori dovrebbero scegliere il calcio, non il Parlamento».

La domanda finale per Turashvili riguarda Khvicha Kvaratshkelia. Due anni fa, ai tempi delle proteste contro le leggi filorusse, l’attuale attaccante del PSG è diventato sempre più il simbolo di una generazione di giovani che sognano l’Europa: oggi cos’è rimasto di quella Georgia, di quel sogno? «La scelta di Kvara lo dimostra perfettamente: è la prova vivente della differenza tra Europa e Russia. Prima del Napoli, giocava in Russia e rischiava di rimanere nell’ombra. Se non fosse arrivato in Serie A, forse oggi non sarebbe la star che è diventata. Ora è un’icona internazionale, e i giovani georgiani vedono in lui un simbolo del sogno europeo. Per loro non ci sono alternative all’Europa».