Largo al nuovo, rilanciando il vecchio. Per la stagione sportiva 2025/26, il Milan avrebbe in serbo un’operazione vintage per l’armadio rossonero: il ritorno al diavoletto, lo storico simbolo societario pronto a fare la sua comparsa sulle prossime divise da trasferta. Era andato “in pensione” esattamente trent’anni fa, e da allora non è stato mai più riproposto. Tra speciali anniversari e kit sperimentali, il club sta intraprendendo un percorso di marketing che cerca di tenere in equilibrio le esigenze della modernità col rispetto della tradizione. E allora cosa c’è di meglio del diavolo stilizzato – profilo arcigno, composto a partire da tre fiamme che si intrecciao tra loro – che nel 1979 celebrò le maglie del decimo scudetto?
Per i rossoneri è un ritorno alle origini, ma anche un’omaggio all’innovazione che fu. La Serie A dell’epoca, tra fine anni Settanta e primi anni Ottanta, era praticamente invasa da mascotte animalesche, forme embrionali di merchandising che divennero presto gli stemmi ufficiali delle squadre: il biscione dell’Inter, la zebra della Juve, il “Ciuccio” del Napoli. Molti di questi hanno poi riscontrato un certo revival in tempi recenti. La Roma, a più riprese, ha rispolverato il mitico lupetto di Piero Gratton sulle proprie divise – forse il risultato più estetico e duraturo di quel periodo. La Lazio ha fatto lo stesso, riproponendo la celebre “maglia del meno nove” – annata spartiacque della storia biancoceleste, a un passo dalla Serie C prima della risalita verso la Seria A – con un’aquila stilizzata ben visibile sul petto.
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Anche all’estero, diversi club hanno fatto operazioni simili. Però il “ritorno al passato” è stato indirizzato più ai loghi classici, che a mascotte stilizzate: una delle squadre ad andare in questa direzione è stata l’Ajax, ma in precedenza anche Aston Villa e Atlético Madrid avevano ripristinato degli stemmi che erano rimasti impressi nell’immaginario dei tifosi. Ecco, in realtà il punto è proprio questo: certe scelte riaccendono i fan più nostalgici, in qualche modo li accontentano, ma al tempo stesso sperimentano nuove nicchie di marketing o collezionismo. Un win-win, insomma, per i club e per la loro stessa comunità.
Nel caso del Milan, il diavoletto che tornerà ha avuto poca fortuna dal punto di vista sportivo: i primi Ottanta furono anni bui per il club rossonero, tra Serie B e Totonero. Così nel 1986, quando Silvio Berlusconi rilevò il club, una delle prime mosse fu tagliare i ponti con quel passato recente foriero di delusioni. E quello stemma pagò col benservito. Vista la bruciante riscossa che sarebbe seguita, fino alla congiuntura calcistica più vincente della storia rossonera, il ritorno al vecchio emblema ovale con la croce di San Giorgio passò quasi in sordina. Ma gli affezionati di quel diavolo ci sono sempre stati. Presto lo ritroveranno indossato da Pulisic e compagni, nero su sfondo bianco. Con l’augurio che accompagni ben altri risultati.